Deistituzionalizzazione e unicità

IL FILM

Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew Over the Cuckoo’s Nest, 1975) di Miloš Forman

DIFFICOLTA’

LA DOMANDA

Perché McMurphy non scappa?

COSA IMPARIAMO

Decodificare il processo di identificazione

Attenzione SPOILER

TRAMA:

La storia è ambientata in un ospedale psichiatrico degli anni ’60. Randle Patrick McMurphy, un delinquente ribelle, viene trasferito lì da un carcere per evitare i lavori forzati, fingendo di essere malato di mente. Una volta ricoverato, si scontra con la fredda e autoritaria infermiera Ratched, che mantiene il controllo sui pazienti attraverso la paura e la manipolazione psicologica.

McMurphy stringe amicizia con alcuni degenti, tra cui Billy Bibbit, un giovane timido e insicuro, e il gigantesco Capo Bromden, apparentemente sordomuto. Con il suo spirito ribelle, cerca di scuotere l’apatia del reparto: organizza una partita di basket, convince i pazienti a guardare una partita di baseball e porta il gruppo in una fuga clandestina su una barca da pesca.

Il conflitto tra McMurphy e l’infermiera Ratched diventa sempre più acceso. Dopo una festa notturna in cui Billy perde la verginità con una prostituta, l’infermiera lo umilia pubblicamente, portandolo al suicidio. Furioso, McMurphy la aggredisce cercando di strangolarla, ma viene fermato e sottoposto a lobotomia, riducendolo a uno stato vegetativo.

Capo Bromden, vedendo l’amico ridotto in quello stato, decide di soffocarlo nel sonno per liberarlo dalla sua condizione. Poi fugge dall’ospedale, abbattendo una finestra con un pesante lavandino, simboleggiando la sua ritrovata libertà.

LA CHIAVE INTERPRETATIVA:

La visione del film Qualcuno volò sul nido del cuculo non lascia lo spettatore indifferente, soprattutto davanti alla lobotomia di McMurphy.
Possiamo pensare che lo spettatore si identifichi con il protagonista che, come emerge dal dialogo iniziale tra McMurphy e il dottore, è uno stupratore?
Prima di provare a rispondere a questa domanda, vediamo in che modo può avvenire il processo di identificazione.

L’identificazione per la psicologia cognitiva.

Nel momento in cui ascoltiamo o vediamo una storia, il nostro cervello elabora i personaggi e gli eventi attraverso meccanismi di simulazione mentale. Questo ci permette di immedesimarci nei protagonisti e di vivere indirettamente le loro esperienze. Alcuni processi chiave:

  • Teoria della mente: il nostro cervello cerca di comprendere i pensieri e le emozioni dei personaggi, attribuendo loro intenzioni e motivazioni.
  • Empatia narrativa: attiviamo le stesse aree cerebrali che useremmo se vivessimo realmente quelle situazioni (neuroni specchio).
  • Trasporto narrativo: ci immergiamo emotivamente nella storia, riducendo la nostra consapevolezza del mondo reale.

In genere l’identificazione forte avviene sul personaggio principale. Nel caso di Qualcuno volò sul nido del cuculo, è di particolare importanza sapere che nell’omonimo romanzo di Ken Kesey (pubblicato nel 1962), e dal quale il film è tratto, la storia è narrata in prima persona dal Capo Bromden e si tratta di una narrazione soggettiva e allucinatoria: il Capo non è un narratore affidabile, perché percepisce la realtà in modo distorto, influenzato dalle sue paranoie e allucinazioni. Il lettore vive gli eventi filtrati dalla mente del Capo, il che offre una visione intima della progressiva trasformazione dei pazienti grazie all’influenza di McMurphy mentre il manicomio diventa una metafora del controllo sociale, e l’infermiera Ratched è vista quasi come un’entità maligna onnipotente.

L’adattamento cinematografico di Bo Goldman e Lawrence Hauben, che ricordiamo ha fruttato loro il premio per la migliore sceneggiatura non originale, rinuncia alla voce narrante e focalizza la storia su McMurphy.

Una volta fatta questa scelta da parte degli sceneggiatori, se leggendo il romanzo il lettore si identifica con Capo, guardando il film lo spettatore cerca di identificarsi con McMurphy nonostante sia un farabutto. Non è strano e non è impossibile. Ricordiamo Humbert Humbert, il protagonista pedofilo di Lolita, il romanzo di Nabokov. Humber è irresistibile e il lettore non può che essere con lui dall’inizio alla fine (rimando alle lezioni di Yale).
Allo stesso modo c’è qualcosa in McMurphy che attira l’identificazione come ad esempio il suo essere ribelle, anticonformista, mosso da un prorompente vitalismo, e soprattutto il suo essere tutto questo all’interno di un ospedale psichiatrico degli anni 60, dove venivano applicate forme repressive per tutti quegli individui considerati “diversi”, non uniformi, non conformi a ciò che era un principio di normalità uniformata e appunto anche “uniformante”.

Perseguendo questa strada McMurphy si candida a diventare il ribelle, un rivoluzionario contro la realtà opprimente degli ospedali psichiatrici che, ricordiamo, sarà legalmente bandita di lì a poco a favore della deistituzionalizzazione, che mirava a ridurre la dipendenza da strutture ospedaliere chiuse e a favorire l’integrazione dei pazienti nella comunità.

Perché si completi il processo identificativo, date queste premesse, McMurphy deve incarnare la figura del trickster (ingannatore o burlone), un archetipo che appare in molte tradizioni culturali e mitologiche, ed è strettamente legata al concetto di joker (giullare) nella cultura popolare. Il trickster è un personaggio complesso che sfida le convenzioni sociali, infrange le regole e destabilizza l’ordine stabilito, ma spesso con una funzione che va oltre il semplice caos: può anche portare alla trasformazione, alla rivelazione di verità nascoste e al cambiamento.

Dove fallisce McMurphy? Dove ci delude perché capiamo che non si tratta di un trickster? La prima volta quando porta il gruppo in una fuga clandestina su una barca da pesca, e non scappa, non cerca di scappare.
La seconda volta dopo avere aggredito l’infermiera Ratched. Le due prostitute che McMurphy aveva fatto venire per la festa notturna sono scappate dalla finestra e lo chiamano dalla strada. Gli inservienti dell’ospedale hanno fatto irruzione, McMurphy verrà certamente punito, lui fissa la finestra aperta e… non fugge.

Allora ripercorriamo la storia a ritroso e ci accorgiamo di altri dettagli. Ad esempio l’infermiera Ratched e la sua giovane assistente sedute davanti al gruppo dei pazienti, composte come due scolarette, vestite di bianco con la gonna sopra al ginocchio a scoprire le gambe ricoperte da immacolati collant bianchi: perché McMurphy che è uno stupratore non ha mai provato a mettere le mani lì sopra?

A questo punto l’empatia narrativa dello spettatore si mette veramente in moto.
McMurphy non è lì per mostrarci come un joker carismatico, carisma che l’interpretazione da oscar di Jack Nicholson esalta, sovvertirà il sistema. McMurphy non scappa perché fuori, nel mondo libero, lui è un disadattato e finirà in galera. Non ci sa stare fuori e l’ospedale psichiatrico, nonostante tutto, rappresenta una zona franca, un rifugio, un anestetico contro le difficoltà del vivere in società, ed è esattamente questa la sua funzione: un luogo dove relegare i divergenti.

Nell’arco della storia, McMurphy scopre che molti pazienti dell’ospedale non sono obbligati a rimanere lì dentro, sono liberi di tornare nel mondo fuori ma decidono di non farlo. Lui subito non li capisce, li schernisce, ma poi quando si trova davanti alla finestra aperta, non scappa. Crede di essere più furbo degli altri, di avere raggirato il sistema evitando di andare in galera e invece si scopre che l’ospedale psichiatrico è proprio il posto dove il sistema preferisce mettere le persone come lui, lontano dagli altri, sedate, sotto controllo e fuori dai giochi.
A questo proposito Michel Foucault in Storia della follia nell’età classica illustra come gli ospedali psichiatrici non sono semplicemente luoghi di cura, ma dispositivi di controllo sociale e disciplinamento. La sua critica ha influenzato profondamente i movimenti per la deistituzionalizzazione della psichiatria, come ad esempio la Legge Basaglia in Italia, che ha portato alla chiusura dei manicomi.

A questo punto l’identificazione dello spettatore abbandona definitivamente la figura di McMurphy per abbracciare il concetto che egli rappresenta, e cioè la libertà, il diritto alla libertà in questo caso declinato a diritto di essere sé stessi, unici, e in quanto unici diversi e non omologati.

Quando Capo Bromden si rende conto che McMurphy è stato lobotomizzato, gli regala l’unica fuga ora possibile per lui, la morte, quindi solleva il pesante idrante (che McMurphy aveva tentato invano di sollevare in precedenza, simbolo che per lui non era possibile fuggire) e lo scaglia contro una finestra, riuscendo in questo modo a scappare.

RIFERIMENTI:

Amy Hungerford, tre lezioni su Lolita di Nabokov tenute per il corso The American Novel Since 1945 dell’anno accademico 2008/2009 a Yale
https://www.youtube.com/watch?v=Z_8toD2CFlg
https://www.youtube.com/watch?v=QPnxLNFzA8s
https://www.youtube.com/watch?v=YZyIQM073rc

Michel Foucault. Storia della follia nell’età classica, Rizzoli, Milano 1976

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